Vazquez vince, ma sarà ballottaggio per il dopo Mujica

 

 Geraldina Colotti, 27.10.2014 “Il Manifesto”

Uruguay. Il 30 novembre il secondo turno delle elezioni

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Tabare Vazquez

 © Reuters

 

Tabaré Vaz­quez vince, ma non al primo turno. E per sapere chi sarà il suc­ces­sore dell’ex tupa­maro José Mujica alla pre­si­denza dell’Uruguay biso­gnerà atten­dere il secondo turno, il 30 novem­bre. Il can­di­dato del Frente Amplio ha otte­nuto il 47,87%, con­tro il 30,98% del suo più diretto sfi­dante, Luis Lacalle Pou, del Par­tido Nacio­nal (o Blanco) e al 13,38% di Pedro Bor­da­berry, del Par­tido Colo­rado e al 2,86% del quarto clas­si­fi­cato Pablo Mie­res, del Par­tido Inde­pen­diente. Oltre che per eleg­gere pre­si­dente e vice­pre­si­dente, si è votato per l’incarico di 30 sena­tori e 99 depu­tati dei 19 dipartimenti.

Il par­tito Blanco e quello Colo­rado hanno anche pro­po­sto che in que­sta ele­zione si votasse una modi­fica alla costi­tu­zione che avrebbe abbas­sato l’età della puni­bi­lità penale dei minori da 18 a 16 anni, ma gli elet­tori hanno rispo­sto di no. Una pro­po­sta che nei mesi pre­ce­denti aveva pro­vo­cato mani­fe­sta­zioni gio­va­nili di pro­te­sta. Deter­mi­nante per la vit­to­ria del no il voto gio­va­nile dei nuovi aventi diritto, che si cal­cola siano tra i 250 e i 300.000 (su 2,6 milioni in totale).

Dal 2005, quando la sini­stra ha otte­nuto dalle urne il suo primo man­dato di governo, gui­dato da Tabaré Vaz­quez, met­tendo fine a un’alternanza di potere fra il par­tito Blanco e quello Colo­rado che durava da 150 anni, l’Uruguay ha scelto la via delle riforme. Gli indici di povertà sono per­tanto scesi dal 39% del 2004 all’8% nel 2014. La disoc­cu­pa­zione che nel 2005 era al 22% ora è al 6%. Oggi i gio­vani che ter­mi­nano le scuole medie sono aumen­tati del 6–8%, soprat­tutto nelle zone rurali. Gra­zie alla col­la­bo­ra­zione con Cuba e alla «mision Mila­gro», oltre 50.000 cit­ta­dini hanno rice­vuto cure ocu­li­sti­che. Il paese ha avuto una media di cre­scita annuale vicina al 6%, un miglio­ra­mento sala­riale di quasi il 13% tra il 2010 e il 2013 e un fon­da­men­tale pro­gresso nel campo dei diritti civili: a par­tire dal diritto all’interruzione di gra­vi­danza e alla libe­ra­liz­za­zione del con­sumo della marijuana.

Diritti dichia­ra­ta­mente avver­sati dalle destre, che pro­pon­gono un cam­bio di mar­cia sia sul piano delle poli­ti­che eco­no­mi­che che su quello dell’orientamento inter­na­zio­nale: che, per quanto diver­sa­mente modu­lato rispetto ai governi del «socia­li­smo del XXI secolo» con il cari­sma­tico «Pepe» Mujica non ha lasciato dubbi quanto a col­lo­ca­zione e mes­saggi simbolici.

Vaz­quez, però, è ben più mode­rato dell’attuale pre­si­dente, ha lasciato intrav­ve­dere un atteg­gia­mento più retro­grado e con­ci­lia­tore, e que­sto ha pro­vo­cato parec­chi malu­mori nella coa­li­zione e disaf­fe­zioni nell’arco della sini­stra più cri­tica. Le destre odierne hanno d’altronde impa­rato a pre­sen­tarsi con un volto «moderno» e con­ci­liante, die­tro cui masche­rare gli inte­ressi che gui­dano i loro schie­ra­menti. E così, men­tre il qua­ran­tu­nenne Lacalle Pou ha gio­cato la carta del bel gio­vine per attrarre il voto dei ragazzi, Pedro Bor­da­berry ha voluto farsi chia­mare solo «Pedro» per far dimen­ti­care quel che il suo nome evoca della pas­sata dit­ta­tura. Ma se il risul­tato di Lacalle Pou ha tenuto rispetto ai son­daggi, per quanto al di sotto delle aspet­ta­tive (gli si attri­buiva un 32–34%), quello di Bor­da­berry è stato disa­stroso: infe­riore non solo alle pro­ie­zioni demo­sco­pi­che (che pre­ve­de­vano un 15–16%), ma anche al risul­tato otte­nuto nel primo turno delle ele­zioni pre­ce­denti (il 17,51%).

Sia come sia, anche la sini­stra lati­noa­me­ri­cana più cri­tica ha invi­tato a non diser­tare le urne per evi­tare un ritorno in forze delle destre, nefa­sto in un’America latina che, anche con que­sta tor­nata elet­to­rale di otto­bre, sem­bra deter­mi­nata a con­so­li­dare un per­corso comun­que alter­na­tivo al neo­li­be­ri­smo: «Il popolo del Frente Amplio ha con­fer­mato una volta ancora che siamo la forza poli­tica più impor­tante del paese», ha dichia­rato Vaz­quez dopo i primi risul­tati elet­to­rali, invi­tando i suoi soste­ni­tori a un rin­no­vato impe­gno verso il 30 novem­bre. «Siamo con­vinti che il nostro sia il pro­getto migliore», ha ribat­tuto per parte sua Lacalle.

Anche se al momento per noi di andare in stampa, il con­teg­gio dei seggi ieri sera non era ancora defi­ni­tivo, con il 96,9% dei voti scru­ti­nati il Frente Amplio ha man­te­nuto la mag­gio­ranza in Par­la­mento con 50 depu­tati con­tro 32 del Par­tido Nacio­nal, 13 per il Colo­rado, 3 per il Par­tido Inde­pen­diente (cen­tro­si­ni­stra) e 1 per Uni­dad popu­lar. Bor­da­berry ha subito offerto il pro­prio voto a Lacalle Pou per il secondo turno del 30 novem­bre ma, se ci si basa sui numeri, le destre unite con­tro il Frente Amplio non rag­giun­gono il 47% e lui ha ben poco da offrire.